Buon compleanno MutaMenti!

Buon compleanno a noi!

Un anno fa, alle 15 di un sabato pomeriggio, abbiamo aperto lo spazio MutaMenti.

Con l’entusiasmo e l’incontenibile desiderio di condividere il nostro sogno, il nostro progetto, con tutti i nostri amici; sono venuti in tanti e hanno reso quella giornata bellissima e indimenticabile, tanto che, prese come eravamo, ci siamo anche dimenticate di fare foto e video, la prossima volta assumeremo un reporter professionista…

Non avevamo idea di quello che stava per succedere di lì a pochissimo, non ci immaginavamo nemmeno che il 2020 sarebbe stato uno di quegli anni di cui tutti ci ricorderemo, di cui parleremo ancora fra anni, un anno che avrebbe cambiato le nostre vite.

E non solo per la nascita di MutaMenti.

La nostra idea era nata qualche mese prima, davanti a un cappuccino e a una brioche, stavamo frequentando un corso bellissimo insieme e, prima di entrare in classe, ci fermavamo a fare colazione insieme e ce la raccontavamo un po’. Entrambe eravamo in una fase della nostra vita in cui era necessario fare qualcosa, operare un cambiamento concreto per dare un senso alle cose, e quella mattina, guardandoci in faccia molto seriamente, ci siamo dette praticamente all’unisono: è ora, o facciamo qualcosa adesso, oppure il tempo passerà come al solito implacabile, e un giorno ci troveremo davanti a un caffè a dirci che abbiamo perso un’occasione.

Era il novembre del 2019, giusto il tempo di capire un paio di dettagli logistici e siamo partite per la nostra avventura: aprire un luogo dove le persone potessero trovarsi, incontrarsi, condividere e imparare a stare bene.

Perchè questo fatto di stare bene sia così importante per noi, è presto detto: entrambe, per motivi diversi, abbiamo sperimentato cosa significhi stare male e non ci è piaciuto per niente. E mentre stavamo male, ci siamo accorte che abbiamo trovato sollievo soprattutto grazie alla condivisione e al sostegno, e a mano a mano che procedevamo verso la ricerca di un nuovo benessere, il sogno di entrambe era diventato quello di creare un luogo fisico, dove creare una comunità di persone e di idee che facessero dello stare bene, insieme, in ogni ambito della vita, fisicamente, mentalmente ed emotivamente, il loro scopo primario.

E’ nato così, il progetto MutaMenti, un progetto di condivisione e diffusione della cultura del benessere psicofisico: dal rendersi conto che il concetto di stare bene non è al primo posto nelle nostre vite, mentre invece è soltanto occuparci come prima cosa di stare bene che viviamo una vita piena di significato e di emozione.

Abbiamo deciso in pochi minuti che era ora di partire, abbiamo guardato il calendario, scelto una data impossibilmente vicina, e ora abbiamo anche capito perché era necessario aprire proprio in quella data e non ci sembrava possibile spostarla: se non avessimo scelto quella, non avremmo probabilmente mai aperto.

Ma allora non lo sapevamo, e in 3 mesi abbiamo messo al mondo MutaMenti, tirando dentro anche la povera Silvia, che fino ad allora stava dormendo sonni tranquilli e da un giorno all’altro si è trovata in mezzo a un uragano, trasformandoci in operaie, architetti, facchini, trasportatrici, decoratrici di interni, organizzatrici di eventi, idrauliche, elettriciste etc etc.

Il 22 febbraio 2020 era un sabato, una giornata soleggiata e tiepida, e noi correvamo qua e là dalla mattina presto, bisogna comprare i fiori, ti sei ricordata di portare le tazze? Guarda cosa ho comprato, hai visto che quella luce non si accende? Hai portato le fotocopie? Oddio mi sono dimenticata gli occhiali! La cabina trattamenti è pronta? Le scale sono pulite? Attacca le tende, lustra i pavimenti, sbatti il tappeto, prepara i bigliettini, apparecchia per la merenda, in un attimo è arrivato il momento, il citofono ha iniziato a suonare, le persone hanno cominciato a prendere posto, e in breve la nostra casetta era piena di amici e conoscenti, curiosi di capire che cosa avevamo in mente.

Oltre a tutte le cose belle di cui abbiamo parlato quel giorno, però, nell’aria sopra di noi, in quei giorni giravano notizie strane e preoccupanti, della cui gravità credo che nessuno di noi fosse cosciente. Ricordo che ne parlavamo con le persone presenti, ridendoci un po’ sopra, forse per esorcizzare la paura: proprio il giorno prima, relativamente vicino a noi, era stato confermato il primo caso italiano di quella strana malattia portata da un virus sconosciuto.

Nemmeno il tempo di salutare tutti gli amici, pulire e chiuderci la porta alle spalle, e le notizie hanno cominciato a rimbalzare, sempre più veloci e quasi incomprensibili.

E dal giorno dopo abbiamo iniziato a convivere con situazioni e termini che, allora non lo sapevamo, ci avrebbero accompagnato a lungo. In Lombardia chiudono le scuole, viene instaurata la prima zona rossa, e tutto il resto che ormai purtroppo sappiamo.

E a un giorno dall’apertura, dobbiamo già prendere la decisione più dolorosa: chiudiamo, e stiamo a vedere cosa succede.

E’ passato un anno, e cosa succede, forse, non l’abbiamo ancora ben capito.

Quello che abbiamo capito è che il nostro progetto è ancora vivo, e muta per adattarsi esattamente come la bestiolina che ci ha costretto a cambiare le nostre vite (d’altro canto, non l’abbiamo chiamato MutaMenti per niente!).

Questo primo anno, che per molti avrebbe potuto essere considerato una sciagura, ci ha insegnato una quantità di cose che, forse, nemmeno in tre anni di lavoro “normale” avremmo imparato, e soprattutto una, davvero grande: che i sogni non si fermano, e che la passione rende possibile l’impossibile. Certo, abbiamo sofferto, ci siamo arrabbiate, deluse, scoraggiate, ma non abbiamo mai mollato. Abbiamo usato il tempo infinito del primo lockdown duro per studiare, prepararci, strutturarci ancora di più; abbiamo aperto in estate, appena si è potuto, e abbiamo imparato a lavorare in sicurezza, senza paura e con entusiasmo; ci siamo fermate ancora in Ottobre e abbiamo imparato ad adattarci, a prendere coscienza delle situazioni senza timore, abbiamo fondato MutaMenti on-line e ci siamo buttate a fare cose che non pensavamo saremmo state in grado di fare. Abbiamo passato un inverno difficile, in cui la cosiddetta “seconda ondata” si abbatteva proprio sulle nostre teste e ci entrava in casa, e anche lì non abbiamo mollato, abbiamo progettato sempre, anche quando la situazione era difficile, al limite dell’impossibile. Abbiamo messo in pratica quello che sappiamo e che vogliamo diffondere, siamo state a galla, sono nati i nostri caffè filosofici on-line e la nostra rubrica settimanale in diretta sul benessere, e continuiamo a progettare, sognando e mettendo in pratica, continuando a lottare perché l’educazione al benessere si diffonda, contrapponendosi all’educazione a considerarsi malati che regna ormai sovrana.

Vogliamo ringraziare tutte le persone che abbiamo incontrato quest’anno, quelle che sono soltanto passate e quelle che si sono fermate da noi, sono tante e siamo felici di aver contribuito almeno un po’ a farle sentire bene in questo periodo così complicato.

Una frase che ci sentiamo dire spesso in questi giorni in cui piovono auguri e felicitazioni è “non mollate, tenete duro” e questo ci fa capire in che direzione dobbiamo andare: avanti, senza paura.

E da domani, comincia il nostro secondo anno. Quanti progetti abbiamo in mente? Una quantità imbarazzante :) E contiamo di realizzarli tutti!









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